dal quotidiano "AVVENIRE" del 27 giugno 2004
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Singolari presenze alla staffetta preolimpica di Roma Usurpatori alla moda Reduci di un calcio inglorioso di Daniele Masala Che il calcio, o meglio che una parte del mondo calcistico fosse impertinente, irriguardoso, corruttore dei sani principi sportivi, già lo sapevamo. E che ci stupisca perciò è quasi normale. Così leggo, anch'io catturato dal virus del pallone, che Totti e Cassano potrebbero partecipare alle prossime Olimpiadi di Atene. Che meraviglia! Noi poveri atleti (ormai solo di testa, ovviamente) non aspettavamo che questa bella notizia. «Non dimentichiamo che per il calcio italiano i Giochi dovranno rappresentare la rivincita dopo la delusione degli Europei», dice testualmente il presidente del Coni, Petrucci. Siamo al paradosso: ci preoccupiamo della rivincita di chi ha opportunità quotidiane, e non pensiamo alla grande rivincita di cui dispone il resto dell'Italia sportiva, la quale ha una sola, ripeto una sola possibilità ogni quattro anni di poter emergere, di ottenere uno spicchio di palcoscenico nei confronti di un calcio pigliatutto. Ci sembra già di vederli, nei giorni di Atene, i titoli dei quotidiani sparati su nove colonne che ci annunceranno se i nostri beniamini del pallone sono andati all'allenamento, se la notte hanno sofferto il caldo, o hanno avuto qualche battibecco con il custode dello stadio. Intanto, alle loro spalle magari passerà, trascurato completamente, un atleta impegnato negli sport "minori", uno di quelli che si allenano per quattro anni consecutivi nell'oscurità più completa, che non parla mai o mai lo fanno parlare, tanto non interessa; uno di quelli che, probabilmente, ha appena conquistato una "semplice" finale olimpica! Bella prospettiva, equa e stimolante, non c'è che dire. Così, con questi presupposti, la fiaccola olimpica domani arriverà a Roma prima di concludere il suo viaggio ad Atene, dove veglierà per tutto il periodo dei Giochi Olimpici. Unica nel suo genere, questa mega staffetta di oltre un centinaio di persone sfilerà per ben 48 chilometri per le vie della capitale con il fuoco eterno, simbolo dei valori e dell'immortalità sporti va. Molti i bei nomi di atleti ed ex-atleti coinvolti nell'iniziativa e molti, anche di più, quelli di personaggi dello spettacolo, i quali aggiungeranno un tocco merceologico alla vicenda. Peccato che tra i tantissimi ufficialmente convocati non ci sia posto né per l'ultimo tedoforo di Roma '60, Giancarlo Peris, né per i tanti campioni olimpici che a Roma sono nati o lì hanno costruito la propria onorata carriera sportiva (forse che non rispettiamo i requisiti dei tedofori scelti «come rappresentanti della propria nazione per testimoniare gli ideali di unità, nobile competizione, civiltà e pace»?). Il simbolo del fuoco eterno - in compenso - lo porteranno dj, vallette, registi, dirigenti e ovviamente un calciatore che, pur ricevendo il mio personale rispetto come uomo e come atleta, non ha mai partecipato a un'Olimpiade e, al pari degli altri, non sa di cosa si stia parlando. Ancora una volta il calcio ha vinto, rubando, suo malgrado, la scena a chi ha vissuto sulla propria pelle e ha fatto vivere ai propri tifosi pagine indimenticabili di sport vero. |