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Ragione Socialistiche

FIFA e CIO: battibecco al ...mandralone

marzo 2000

L'agenzia tedesca d'informazione Sid ci ha informato che  la Fifa non considererà più il nandrolone come prodotto dopante nelle quantità ora previste come limite tollerato. La motivazione di tale annuncio  -riferisce Andreas Herren portavoce della Fifa- risale ad alcuni studi secondo i quali, un uomo sottoposto ad un grande sforzo potrebbe produrre valori di nandrolone eccedenti i limiti consentiti. Il Cio su questo tema rimane invece in una posizione di prudenza: il nandrolone è sempre considerato un prodotto dopante fermo restando il limite attualmente stabilito, così come dichiarato dal direttore medico Patrick Schamash.

Questo anabolizzante è costato due anni di squalifica a Shalimov, giocatore del Napoli, ed è stato riscontrato anche nelle urine dell'ex milanista Dugarry poi scagionato. Anche in altri sport il nandrolone, soprattutto negli anni 90,   è stato riscontrato in alcuni atleti come Bauman, Ottey, Christie e di recente nel ciclismo la nostra Fabiana Luperini ha avuto otto mesi di squalifica.

g.c. 

Doping ed Integratori alimentari

CONOSCENZE, ATTITUDINI E COMPORTAMENTI NEI CONFRONTI DEL DOPING E DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI IN UN CAMPIONE DI ATLETI DEL CENTRO-SUD ITALIA

La Torre G*, Limongelli F°, Masala D*, D'Acunto M°, Maddalena F*, Perna P*, Brancaccio P°, Della Pietra A°, Fioretti L°, Ricciardi G*

*Cattedra di Igiene - Università degli Studi di Cassino

°Cattedra e Servizio di Medicina dello Sport - Seconda Università degli Studi di Napoli

Introduzione

Il fenomeno doping sta assumendo sempre più importanza a livello mondiale in virtù sia dei potenziali effetti sulla salute degli atleti, sia per i sempre maggiori interessi economici correlati agli eventi sportivi (8, 10).

Alcuni Organismi internazionali al fine di tentare di prevenire ed arginare la diffusione del doping, hanno emanato diverse Convenzioni (6, 7, 12), prevedendo di testare non soltanto le urine ma anche il sangue degli atleti (1). Purtuttavia, l'uso e l'abuso dei farmaci nello sport sembra in continua crescita.

In Italia la lotta al doping nello sport ha avuto una decisa accelerazione soltanto di recente (5): da tre anni è in atto al campagna "Io non rischio la salute", cui partecipano tutti i potenziali atleti olimpici (4), ed è stata recentemente approvata in via definitiva la legge di tutela sanitaria delle attività sportive e di lotta contro il doping (13).

Il doping viene spesso vissuto dagli atleti come mezzo che consente di migliorare le prestazioni, ignorando il potenziale danno alla salute dell'individuo che potrebbe derivarne, sia sul fisico che sulla psiche (17, 13, 16). Tale convinzione comporta una seria sottovalutazione del fenomeno ed è per questo che il doping non rappresenta più un problema legato solo al mondo dello sport, ma può costituire una vera e propria emergenza di sanità pubblica.

Allo scopo di tentare di valutare conoscenze, attitudini e comportamenti degli atleti italiani nei confronti del doping, per poter predisporre un intervento efficace di educazione alla salute in ambito sportivo, è stato avviato uno studio nel Centro-Sud Italia, prima dell'emanazione della nuova normativa anti-doping .

Materiali e metodi

L'indagine ha previsto la somministrazione di un questionario, la cui validazione è avvenuta nel corso di uno studio pilota (11).

Nel periodo Giugno-Dicembre2000, il questionario è stato sottoposto ad atleti dilettanti delle seguenti discipline:

· atletica

· calcio

· ciclismo

· nuoto

· pallacanestro

· pallamano

· pallavolo

· pugilato

· arti marziali

La somministrazione è avvenuta nelle province di Frosinone e Latina (Basso Lazio), e di Napoli ed Avellino (Campania), da parte di personale della Cattedra di Igiene dell'Università di Cassino e del Servizio di Medicina dello Sport della Seconda Università di Napoli.

La numerosità campionaria è stata determinata su base provinciale, calcolata nella misura del 5% degli iscritti alle federazioni degli sport su menzionati, nella fascia di età 16-35 anni.

Le risposte ai questionari sono state inserite in un database relazionale e successivamente analizzate con il pacchetto statistico SPSS. L'analisi statistica ha previsto l'impiego del test del c² per valutare l'esistenza di differenze nelle risposte fra gruppi, considerando statisticamente significative quelle con un valore di p< 0.05. Nell'analisi delle differenze fra gruppi sono state effettuate valutazioni relativamente al sesso degli atleti ed al tipo di sport praticato (sport individuale o di squadra).

Risultati

Hanno partecipato all'indagine 1056 atleti, di età compresa fra i 16 ed i 35 anni, di cui 660 maschi (62.5%) e 396 femmine (37.5%).

In tabella 1 sono riportate le caratteristiche degli atleti partecipanti l'indagine.

Il doping viene considerato una pratica diffusa nello sport ad alto livello dal 27.8% dei partecipanti, diffusa negli sport a tutti i livelli dall'11.3%, una pratica illegale dal 40.9%, un ricorso a sostanze che presentano qualche rischio dal 26%. Non la giudica una pratica diffusa, anzi ritiene che vi sia al riguardo un'esagerazione dei mass media, il 4.3% dei responders, e non fornisce risposta il 4.7% degli atleti.

L'85.1% degli atleti dichiara di aver fatto almeno una visita medica dallo specialista di medicina dello sport, e fra questi il 38% riferisce che, durante la visita medico sportiva annuale, il medico non ha fatto riferimento esplicito agli effetti negativi delle sostanze e delle pratiche dopanti. Esiste a tal proposito una differenza fra i sessi, con i maschi che risultano maggiormente informati dai medici (c² = 4.242; p= 0.0394).

Il 16.5% degli atleti dichiara di aver fatto uso di aminoacidi oppure di creatina, senza differenze statisticamente significative fra i sessi (p = 0.0953). Fra coloro che hanno usato le predette sostanze, il 31.6% lo ha fatto a seguito del consiglio dell'allenatore, il 23.7% dietro consiglio medico, il 12.6% condizionato dalla pubblicità, ed il 32.1% per altri motivi. Esistono notevoli differenze fra i sessi (c² = 24.26; p <0.0001), con i maschi maggiormente convinti dagli allenatori (38.4% contro 22.2%), e le femmine dai medici e dalla pubblicità (rispettivamente 32.3% contro 17.6%; e 22.2% contro 5.6%).

E' interessante notare che il tipo di sport praticato influenza in maniera determinante l'uso di tali sostanze; sono infatti maggiori utilizzatori di aminoacidi e creatina gli atleti di sport individuali (27.2% contro 11.7%) (c² = 45.57; p <0.0001).

Relativamente all'uso di integratori, esiste una differenza statisticamente significativa fra sessi, con i maschi e coloro che fanno sport individuali che si dimostrano più propensi ad assumerne (rispettivamente: 59.1% versus 50.5%, c² = 17.59; p = 0.0015; 59% versus 54.6%, c² = 21.04; p = 0.0003).

L'assunzione di sostanze illecite viene ritenuta utile e non rischiosa dal 11.3%, rischiosa ma utile per migliorare la performance dal 4.3%, rischiosa e da evitare dall' 83.1% dei responders.

Il 73.8% degli atleti ritiene che, per aumentare forza e massa muscolare, occorre allenarsi con costanza più ore al giorno, mentre per il 18% occorre fare un'integrazione con sostanze lecite (integratori), e per il 3% occorre assumere anabolizzanti. Esistono al riguardo differenze statisticamente significative per sesso, con le femmine orientate ad allenarsi per un tempo più prolungato (79.7% contro 71.3%), ed i maschi ancora una volta maggiormente propensi all'uso degli integratori (22.1% contro 13.1%) (c² = 13.88; p = 0.0031).

E' degno di nota il fatto che il 41.3% dei partecipanti dichiara di non conoscere gli ormoni anabolizzanti, che sono indicati correttamente dal 39.2% degli atleti. Tale fatto si riflette sulla conoscenza degli effetti collaterali di questi ormoni, indicata perfettamente dal 23.2% dei responders.

Relativamente ai motivi per cui il doping non è conosciuto, il 57.4% degli atleti crede che nello sport vi sia omertà, il 35.6% ritiene che se ne parli poco a scuola, l' 11.6% crede che i medici di medicina generale non conoscano il problema.

In tabella 2 sono riportati i giudizi degli atleti riguardo l'auto e l'etero-stima. Emergono differenze statisticamente significative relativamente all'autostima, maggiormente presente negli atleti maschi (88.&% contro 83.3; c² = 6.466; p = 0.03944), ed al giudizio della stima da parte dei propri allenatori, significativamente maggiore nei praticanti sport individuali (76.2% contro 70.1%; c² = 6.877; p = 0.03211).

In tabella 3 vengono indicate le risposte su alcuni aspetti psicologici che potrebbero influenzare la pratica sportiva. E' interessante notare che per più dell'80% dei responders è importante vincere nello sport, mentre vincere a tutti i costi, con mezzi leciti e non, viene ritenuto essenziale da meno di un terzo dei partecipanti. Per circa un quarto degli interpellati occorre vincere per soddisfare aspettative degli altri (allenatori, genitori, ecc.), e circa i tre quinti degli stessi giudica utile la presenza dello psicologo in ambito sportivo.

Uno spunto di riflessione viene dalla percentuale di atleti che si ritiene sostanzialmente d'accordo nel considerare accettabili i farmaci per migliorare le prestazioni (28.6%), e di quelli che farebbero uso personale per migliorare le proprie prestazioni e per vincere (14.8% e 13.3%, rispettivamente). E' degno di menzione che per quasi tutti i giudizi dati emergono differenze significative, sia per tipo di sport che per sesso. Infatti, le percentuali relative ai giudizi "d'accordo" e "molto d'accordo" sono quasi sempre maggiori fra gli atleti che praticano sport di squadra e nel sesso maschile.

Discussione

I risultati dello studio dimostrano che il problema del doping sia particolarmente sentito a livello di sport dilettantistico. L'uso di integratori negli sport in questa ricerca considerati è elevato, così come la propensione ad assumere sostanze farmacologiche, illecite o meno, confermando quanto altri ricercatori hanno studiato in altre realtà (18). Nel nostro campione, tale fenomeno risulta particolarmente accentuato negli sport individuali.

Gli aspetti psicologici applicati allo sport dimostrano come alta sia la prevalenza di coloro che credono sia importante vincere a tutti i costi, e non di poco conto è la percentuale di coloro che dichiarano che occorre vincere per soddisfare le aspettative di altri (allenatori, genitori, ecc.).

Un ottavo circa del nostro campione dichiara che assumerebbe farmaci per vincere e migliorare le proprie prestazioni, e questo a conferma di quanto siano importanti le caratteristiche psicologiche che favoriscono l'uso di sostanze proibite (3), ed in completo disaccordo con quanto il CONI sta cercando di diffondere nell'ambito sportivo, a livello agonistico e dilettantistico (4).

Appare chiaro, da questi dati, che occorre al più presto ed in maniera capillare avviare interventi preventivi, nell'ambito di attività di educazione alla salute. Questi interventi, oltre a prevedere l'informazione agli atleti sugli effetti delle singole sostanze dopanti (19), dovranno essere focalizzati sui comportamenti salutari, sulla riduzione dei fattori che incoraggiano l'uso e l'intento ad usare il doping (3, 9, 18), coinvolgendo, dove possibile, i medici, e fra questi quelli di medicina generale e gli specialisti in Medicina dello Sport (2). In Italia tale ruolo dovrà essere programmato ed attuato prevalentemente dalle Regioni, cui è demandato tale compito dalla Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping (13).

Bibliografia

1. Birchard K. Past, present, and future of drug abuse at the Olympics. Lancet 2000; September 16; 356: 1008.

2. Birchard K: Why doctors should worry about doping in sport. Lancet 1998; July 4; 352 (9121):42.

3. Burnett KF, Kleiman ME. Psychological Characteristics of adolescent steroid users. Adolescence 1994; 29(113): 81-89.

4. Coni Scientific Doping Commission. I will not risk my health. 1999.

5. Consiglio Nazionale del Coni. Regolamento dell'attività antidoping CONI. 30 aprile 1997.

6. Council of Europe: Anti-Doping convention. Strasbourg, 16 november 1989.

7. Declaration by the Council and the Ministers for Health of the Member States, meeting within the Council of 4 June 1991 on action to combact the use of drugs, including the abuse of medicinal products, in sport.

8. Drugs in Sport - Sidney International Summit 14 november 1999.

9. Goldberg L, Elliot D, Clarke GN, MacKinnon DP, Moe E, Zoref L, Green C, Wolf SL, Greffrath E, Miller DJ, Lapin A. Effects of a Multidimensional Anabolic Steroid Prevention Intervention. The Adolescents Training and Learning to Avoid Steroids (ATLAS) Program. JAMA 1996; 276(19) 1555-1562.

10. Honour JW. Misuse of natural hormones in sport. Lancet 1997; June 21; 349 (9068): 1786.

11. La Torre G, Limongelli F, D'Acunto M, Brancaccio P, Della Pietra A, Marini L, D'Angiò G, Ricciardi G. Conoscenze, attitudini e comportamenti nei confronti del doping: aspetti metodologici della ricerca e studio pilota. Italian Journal of Sport Sciences, 2000; 2 (in corso di pubblicazione).

12. Lausanne Declaration on Doping in Sport. World Conference on Doping in Sport, Lausanne, 4 february 1999.

13. Legge n° 376 del 14 dicembre 2000. Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping.

14. Reding, Byrne. Piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport. Commissione Europea, 19-11-1999.

15. Resolution of the Council and the representatives of the Governments of the Member States, meeting within the Council on a code of conduct against doping in sport (92/C 44/01).

16. Rossi R, Gambelunghe C, Melai P, Micheletti A, Parisse I, Sommavilla M, Rufini S. Sintomi psichiatrici e dipendenza provocati dall'uso di steroidi anabolizzanti. Med Sport 2000; 53: 173-7.

17. Scarpino V, Arrigo A, Benzi G, Garattini S, La Vecchia C, Bernardi LR, Silvestrini G, Tuccimei G. Evaluation of prevalence of "doping" among Italian athletes. Lancet 1990; 336(8722): 1048-50.

18. Tricker R, Connolly D. Drugs and the College Athlete: An Analysis of the Attitudes of Student Athletes At Risk. J Drug Education 1997; 27(2): 105-119.

19. Vecchiet L, Gatteschi L, Rubenni MG. Tutela della salute dei calciatori. Avvertenze in materia di doping e sull'uso di farmaci e di integratori. F.I.G.C. - Settore Tecnico; I Quaderni, 7, 1999.

(Questo articolo è stato pubblicato sul numero 3 del settembre 2001, sull'House organ della Federazione Medico Sportiva Italiana, "MEDICINA DELLO SPORT" - ED. MINERVA MEDICA).