Tra storia e mito

Il desiderio di affermare e imporre se stessi, cimentandosi in difficili prove che mettano in risalto le proprie capacità nel confronto leale con gli altri, è antico quanto l'uomo. La figura del combattente che si distingue per coraggio, abilità, sacrificio e altruismo ha sempre accompagnato l'uomo nel suo cammino storico: dalla lotta per conquistare il comando di una tribù, ai leggendari Robin Hood del periodo medievale, fino ai contemporanei Rambo.

Nell'antichità l'espressione più significativa di questo spirito agonistico fu rappresentata dai Giochi di Olimpia nella Grecia classica. Ed è proprio nel mondo di Olimpia che il Pentathlon affonda le sue radici fino a sconfinare nella mitologia. L'origine, infatti, di questa disciplina si fa risalire alle gesta di Giasone e dei suoi compagni, gli Argonauti, che vanno alla ricerca del Vello d'oro. Ogni argonauta era imbattibile in una specialità: chi nel lancio del disco, chi in quello del giavellotto... Peleo, invece, sempre vincitore nella lotta, era molto forte in tutte le prove.

Il termine Pentathlon nasce dall'unione di due parole greche: penta (cinque) e athlon (gara). Nella realtà dei Giochi, infatti, gli atleti dovevano affrontare cinque prove in altrettante giornate di gara: corsa, salto in lungo, lancio del giavellotto, lancio del disco, lotta. Per i Greci queste gare dovevano far risaltare le capacità atletiche dell'uomo e mostrarne la forza e l'integrità fisica e morale. A tale scopo il Pentathlon veniva praticato in tutti i ginnasi. Per Aristotele costituiva l'esercizio più completo. Nella Retorica scriveva: "Chi sa slanciarsi rapidamente in avanti coi piedi e ha resistenza è un buon corridore. Chi ha la forza di schiacciare un avversario e opporsi alla sua pressione è un lottatore. Chi sa fare l'una e l'altra cosa è un campione di pancrazio. Ma chi eccelle in tutte le prove è un pentatleta".

Numerose testimonianze di questi incontri le possiamo ritrovare nei famosi "fondi neri" sui vasi attici, di cui riportiamo alcuni esempi in queste pagine. In alcuni di essi, oltre agli atleti, troviamo inserita anche la figura del flautista che aveva il compito di scandire con il suo strumento il ritmo dei movimenti del saltatore o del discobolo.

L'ordine delle gare non ci è stato tramandato con sicurezza, ma la lotta doveva senz'altro essere l'ultima prova. Primo vincitore nel Pentathlon fu Lampside, nella XVIII edizione dei Giochi. La vittoria veniva attribuita con un meccanismo semplice ed empirico: chi vinceva tre gare su cinque era automaticamente campione; nel caso non si potesse attribuire il titolo con tale criterio, la lotta diventava la gara decisiva. Vi prendevano parte, infatti, solo quei concorrenti che avevano ottenuto i migliori piazzamenti nelle altre gare.

Ai vincitori di Olimpia spettavano grandi onori. Veniva loro concesso di partecipare con i sacerdoti ai riti nel tempio di Giove e qui ricevevano la corona d'alloro, simbolo di vittoria. Poi, uno alla volta, venivano presentati alla folla esultante con il loro nome, quello del padre e la patria di provenienza. Si susseguivano, infine, in quella memorabile giornata, cortei e discorsi, cori e banchetti fino all'alba. Ritornato in patria, al vincitore erano riservati numerosi privilegi. Gli veniva innalzata una statua che lo raffigurava. Poteva combattere accanto al re in prima linea e spesso sul campo di battaglia, se riconosciuto, aveva salva la vita dai nemici. Conquistare l'alloro di Olimpia era quindi la più grande aspirazione di ogni atleta e chi ci riusciva ne andava giustamente fiero. Tra i vincitori famosi dobbiamo annoverare il filosofo Platone,che coltivava molte attività sportive. In realtà si chiamava Aristone o Aristocle. Fu chiamato Platone dal suo maestro di ginnastica per l'eccezionale larghezza delle sue spalle.

Quando nel 1896 il barone Pierre de Coubertin riprese l'ideale dei Giochi olimpici, anche il Pentathlon entrò nel lungo elenco delle discipline sportive. Naturalmente le cinque specialità non erano più le stesse dell'antica Grecia, ma subirono in pochi anni numerose variazioni, uscendo anche dal puro ambito dell'atletica. Le trasformazioni si giustifica-vano con il fatto che, pur mantenendo inalterato l'antico ideale dell'eroe greco, tuttavia il Pentathlon doveva rispecchiare la nuova figura di gentiluomo che era venuta emergendo nel '700 e nell'800. Il perfetto gentiluomo doveva saper cavalcare, essere un buon spadaccino, saper nuotare ed essere un buon tiratore con la pistola. Dell'antica gara di Olimpia era rimasta solo la corsa, che in qualche modo contribuiva a togliere al Pentathlon quella caratteristica di sport d'élite e quella patina un po' snob che le altre prove, involontariamente, sembravano sottolineare.

Spetta agli svedesi il merito di aver codificato definitivamente nel 1910 il Pentathlon Moderno. Da allora questa disciplina è stata sempre inserita obbligatoriamente nell'organizzazione delle Olimpiadi.

Si sono avute tuttavia anche altre numerose gare comprendenti cinque specialità e denominate semplicemente Pentathlon. Dal 1912 al 1924 ai Giochi olimpici si disputarono, ad esempio, delle gare che si rifacevano esattamente a quelle dell'antica Grecia; ad Atene nel 1908 si disputò una gara di Pentathlon artistico. Possiamo ricordare anche forme di Pentathlon cestistico, invernale e natatorio.

E però il Pentathlon Moderno, così come viene praticato oggi, a essere considerato il vero erede dell'antico gioco greco.

Con il tempo questo sport è venuto caratterizzandosi, a motivo delle sue peculiarità, come una disciplina legata al mondo militare. In effetti sono state soprattutto le forze armate a fornire atleti al Pentathlon Moderno. Esso si rivelava particolarmente utile sia ai fini di una buona formazione militare, sia per raggiungere l'obiettivo di avere soldati capaci di rispondere alle diverse esigenze delle singole armi (esercito, areonautica e marina). I grandi campioni sono infatti venuti dall'ambiente militare.

In questa prospettiva, attorno alla figura del pentatleta si sono costruite varie leggende. Una di queste, della migliore tradizione romantica, ci riporta a tempi ormai lontani, all'interno di una città assediata, ormai allo stremo della resistenza e sul punto di cedere. L'unica salvezza poteva giungere dall'aiuto di alleati lontani. A un giovane venne affidato il difficile compito di avvertirli. Il coraggioso e abile messaggero partì subito in groppa a un agile destriero, eludendo la vigilanza degli assedianti. Saltò staccionate, siepi e ruscelli fino a che non si imbatté in un drappello di nemici. Seguendo le regole cavalleresche li sfidò uno alla volta e li sconfisse con la sua spada. Inoltratosi in un bosco, venne affrontato con le pistole da una banda di briganti. Non si perse d'animo; impugnò la sua arma e con mira infallibile si liberò di quei manigoldi. Ripreso il camino, si trovò la strada sbarrata acque impetuose di un fiume. Non attese un attimo. Si tuffò e con vigorose bracciate vigorose raggiunse l'altra sponda. All'orizzonte intravide finalmente la meta. Con un'estenuante corsa raggiunse la gente amica e salvò così la sua bella città dall'umiliante sconfitta.

Il Pentathlon Moderno non ha mai conosciuto una grande popolarità, soprattutto in Italia E' venuto affermandosi e sviluppandosi sempre lontano dall'attenzione degli sportivi. Nel nostro Paese ha preso piede grazie all'impegno di alcuni pionieri, tra i quali dobbiamo senz'altro annoverare il generale Roberto Curcio.

A livello internazionale i migliori risultati sono stati ottenuti per vari decenni dalle nazioni dell'Europa dell'Est che potevano vantare un'organizzazione più efficiente e impianti adeguati.

L'Italia debuttò in questa disciplina alle Olimpiadi di Anversa nel 1920. Lanza si classificò ventiduesimo. La prima medaglia ottenuta da un atleta italiano risale alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, dove Silvano Abba conquistò il terzo posto. Per un lungo periodo, poi, non si sono avuti successi di rilievo. Da segnalare il secondo posto individuale di Dulio Brignetti e del terzo della squadra italiana ai Mondiali di Berna del 1950.

Oggi, dopo che il Pentathlon Moderno è stato inquadrato in un'apposita Federazione dipendente dal C.O.N.I., la squadra nazionale italiana è considerata una delle più forti del mondo e ha sancito questa supremazia con affermazioni internazionali significative. Ha iniziato Daniele Masala vincendo i Campionati del mondo nel 1982 a Roma.

Ci sono state, poi, le grandi vittorie alle Olimpiadi di Los Angeles con le due medaglie d'oro conquistate nella classifica individuale da Daniele Masala e nella classifica a squadre dallo stesso Masala insieme a Massullo e Cristofori (riserva Petroni). Ad esse va aggiunta anche la medaglia di bronzo vinta da Massullo. Tale successo si è ripetuto ai Mondiali di Montecatini nel 1986. In questa occasione ha vinto Massullo e Masala è giunto secondo, mentre la nazionale (di cui faceva parte anche Toraldo, con Bomprezzi come riserva) ha vinto il titolo a squadre.

Tutto ciò ha risvegliato l'interesse degli sportivi verso il Pentathlon Moderno che promette di dare ancora grosse soddisfazioni allo sport italiano.

Si è poi arrivati agli argenti conquistati da Massullo e dalla squadra (con Masala e Tiberti) alle Olimpiadi di Seoul del 1988.